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Visualizzazione post con etichetta political speeches. Mostra tutti i post
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lunedì 18 luglio 2011

political speeches - #02

elettriche care e belle elettrìci, devastate da una lunga attesa in tacchi alti, e tutto questo solo per vedere me, vostro leader, che poi sono anche il mio partito, lo inglobo ed esso non esiste più, non è mai esistito, sappiate che non è indispensabile argomentare molto per convincervi che una cosa che ci accomuna sono i tacchi, ma anche i palchi, i piedistalli, le predelle, le piattaforme e le portaerei da cui i nostri magnifici aerei di terz’ultima generazione, guidati da eroi nazionali non ben consapevoli di ciò, si innalzano in volo, se possibile per bombardare un po’ qui, un po’ lì. volevo dirvi che il rafforzamento nello sviluppo delle strutture, lo sviluppo continuo delle diverse forme d'attività, la creazione delle forme d'azione presenta un tentativo interessante di verifica, attraverso esperienze ricche e diverse, del ruolo effettivo di cene eleganti a base di crodini e cocacoline innocue, carezze spicce. il rafforzamento nello sviluppo dell'attuale struttura organizzativa svolge un ruolo essenziale nella formazione delle strutture ostacolate. non mi ricordo bene cosa ho detto, riproviamo. l'avvio dell'azione generale per la formazione delle attitudini ricche e diverse di ognuna di voi, la complessità e la collocazione degli studi, degli organici, degli organi interni, insomma, ci obbliga a trattenervi qui, a divinis, sospese, sospese in aria. i nostri principi ideologici superiori ci indicano che lo sviluppo continuo delle diverse forme d'attività, l’abolizione non della religione ma della religiosità superstite, l'apprezzamento smodato e parossistico per fattori come peso corporeo e capelli, oltre al cambio di significato relativo alla realizzazione delle masse, intese questa volta come masse grasse o muscolari a seconda dei gusti, sono integrali ai doveri a voi imposti dall’accettazione inconscia del nostro programma elettorale. si esigono precisione, calma e tutela dell’incolumità personale, ad eccezione dei militanti più invasati, che però non ci sono dato che li abbiamo persi da un po’.

sabato 9 luglio 2011

political speeches - #01

dopotutto una settimana fa, sì, più o meno, eravamo qui a dirci le stesse cose. essendo che il buon vecchio e caro yasser è stato assediato nel suo palazzo a ramallah, accerchiato da una corte di intellettuali tra cui mistici ariani, pacifisti tedeschi, petrolieri cambogiani, tuareg e tutto questo tipo di gente qui, pare che il problema della presente riunione sia di dimostrare che tu'aia sia ancora in vita. come da precedenti trascorsi, non ci sembra vero che tutti se ne siano andati. chi ci ascolterà quando diremo che abu ammar è ora libero di mostrare la propria leadership sopra i cieli, sulla terra e sotto terra, di governare il mondo dal proprio mausoleo? so anche che gli esseri umani e i pesci potranno finalmente coesistere in pace, ma mi rendo bene conto del fatto che verbosità come queste portino a dire cose poco chiare e articolate. volevo anche ricordare che, per via dell'ostinazione delle autorità costituite, il potere sta finendo in mano ai sistemi totalitari di fatto, mentre la gestione di un mondo in cui nulla va bene non può essere che pessima: vere e proprie tirannidi private crescono di pari passo; se il giudice fosse giusto, forse arafat non avrebbe preso molte buone decisioni come in passato. in compenso, io preso molte buone decisioni per il vostro futuro. forse un criminale qualsiasi, in termini universali, non sarebbe colpevole tanto quanto lo è stato tu'aia. vi dico che non è il mondo aziendale o politico a farci tirar fuori tutta la nostra idiozia, ma è il luogo dove, grazie alla stravaganza dei nostri oppositori, la stupidità si nota di più. non è esagerato dire che gli indecisi possono scegliere una strada e l’altra. non è esagerato dire che se il giudice fosse giusto, il futuro migliore non potrebbe essere che quello di domani, in cui forse il criminale non sarebbe mai colpevole: è inutile che sia dia la colpa alla follia e agli sbagli che noi stessi abbiamo provocato e aggravato. non è esagerato dire che l’illegittimità di tutto è qualcosa di cui dovremmo parlare. in termini di non averla.