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Visualizzazione post con etichetta gammm per eexxiitt. Mostra tutti i post
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martedì 13 marzo 2012

la sintassi e i generi / elio pagliarani. 1959

Non ha senso negare l'identificazione lirica = poesia senza una reinvenzione dei generi letterari.
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sabato 31 dicembre 2011

gammm per eexxiitt: "la lunga impazienza" / Elisa Davoglio, 2011


nei soggiorni marini i genitori osservano il corpo dei figli        l’assetto delle gambe        la strategia di marcia

il primo distacco dalle figure        gambe molto divaricate        il primo uomo nello spazio        gravità accelera la sabbia        si aggrappa alla caduta        sale e scende qualche gradino        piccoli spostamenti succhiati da uno scolo sotto la strada        tappeti        gomma di vernici chiare        gambe più unite in ogni sforzo per vedere da più alto l’origine della caduta        chiusa dentro al suolo

a ingombrare l’assetto per prime le rotule per non cadere a faccia avanti superare la gamba che sta davanti        camminare scavalcandosi come le scimmie abili

due o tre        sei milioni        camminare per lunghi periodi con le ginocchia estese        anni        il collo ridotto nella lunghezza accresce la stabilità della testa        il tronco corto        forma a botte        resistenza al suolo        femore in asse con il minimo sforzo

locomozione        abbassamento del baricentro        il raggio dentro la terra

pelvi ampia        estensione dell’anca        modificazioni della vagina        direzione per consentire  l’accoppiamento anteriore

giovedì 3 novembre 2011

gammm per eexxiitt / antonio porta, partita [1967]



che si trovano nel labirinto, ansimanti, che corrono in direzioni sempre sbagliate, che non sono arrivati a capire nemmeno i principi generali di una regola pur contraddetta, e dunque ridono oppure si disperano, colti da accessi di rabbia si avventano contro le siepi, cercano di svellere le radici, di sollevarle almeno in parte nel tentativo di aprirsi un varco nella trama fittissima dei rami sottili del bosso, nel tessuto delle piccole foglie dure e lucide, strappando pezzetti di rami neri e taglienti, vanamente districandoli, stretti come sono l'uno all'altro in numerosi tipi di intreccio, scuotendoli come per scalzare la loro intollerabile impenetrabilità, schiaffeggiando le pareti, i muri vegetali, come per infliggere il meritato castigo per una crescita troppo compatta a protezione del percorso, graffiandosi le dita, lacerando il palmo delle mani, trattenendo le punte dei rami brandelli di pelle degli avambracci, provocando autentiche e profonde ferite fin sulle braccia, fin sotto le ascelle, incise dalle punte dei rami già spezzati, a forma di corte lame affumicate, così da sanguinare abbondantemente dopo aver provato una sensazione di strappo, di lacerazione indolore, dopo averne sentito il suono, dopo un lieve urto, una puntura prolungata, seguiti da urla, provocando corse e movimenti in apparenza insensati, come contorcimenti e mezze giravolte, con le labbra attaccate alla ferita, nel tentativo di impedire l'infezione succhiando, lambendo, mentre le pareti vegetali si richiudono senza lasciare tracce visibili delle violenze