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Visualizzazione post con etichetta partage du sensible. Mostra tutti i post
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mercoledì 18 giugno 2014
mercoledì 8 gennaio 2014
nota / silvia tripodi. 2014
(se)
significato e significante sono indissolubilmente uniti come fossero le due
facce di un foglio, ancora più netta appare l’esigenza che reclama – nella
scrittura – un’azione indipendente, decisiva, unitaria, compatta, nella
considerazione ed analisi dei rapporti che intercorrono a formare le strutture
fondative dei linguaggi recenti; un’azione che da una parte si svincoli dalla
tentazione di fissare in modo persistente termini di paragone e di
giudizio e modalità di lettura ed analisi (estetiche, anche) di opere testuali
o visive, e dall'altra non trascuri parte delle modificazioni che si
sostanziano nella pluralità dei linguaggi contemporanei; linguaggi che sembrano
sostare naturalmente in una dimensione retrostante e provvisoria dell’essere
(a misura d’uomo). Per esempio, si può anche provare a considerare un concetto come
questo, una specie di circuito addizionale, parte di una rete che pur nella
somma delle possibilità di interconnessioni non arriva (non ambisce) a
costituire un sistema che si arricchisce di accumulazioni in forma di
estensioni verticali, di vertici; assume invece il compito di segnare tracce di
un circuito-compendio attraverso il quale la ricerca va ad estendersi – assolutamente – in orizzontale. Si addiziona, si aggiunge; si avanza, ci si ferma; ci si
accosta alla ri-conoscibilità delle cose, dei fatti. E alla loro
ir-riconoscibilità.
Così una scrittura – o derridianamente, uno sguardo (che contempla parte della sua stessa cecità) – può farsi carico di un enigma e di quella percentuale di fondo silenzioso mai del tutto occupato, restituito d-allo sguardo, d-alla percezione, dalla necessità, nel tentativo di comprendere, di adattarsi attraverso la cognizione dell'estendersi nel mondo civile, incivile, civilizzato. Sguardo che costituisce anche il fondo della memoria, individuale e collettiva.
Una maglia di relazioni in cui linguaggi, contaminazioni, disseminazioni, sezioni, sottrazioni e aggiunte, testi, frammenti, documenti e contesti non esibiscono se stessi: sembra quasi che non ne abbiano il tempo. Piuttosto avvengono naturalmente allo sguardo (nello spazio, dentro dispositivi digitali ed anche su quelli cartacei) nella circolarità, nella serialità, nel meccanismo della ripetizione, bio(tecno)logicamente ed esaustivamente incompiuto sebbene strutturalmente perpetuo. A questa circolarità – enigmatica – delle cose del mondo, si accosta il senso di un'organizzazione che coincide con la storia stessa nel suo spessore temporale, nella continua apertura e comunicazione con gli eventi, tra le cose, attraverso di esse e con il singolo [...]
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partage du sensible
h.
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domenica 15 dicembre 2013
defrag («se disponete») / fabio teti. 2008-2012
7.
non
hanno smesso di infilare i cazzi dentro le orbite dei teschi; si
danno fosse nere tutt’intorno al forse visto; la parola cloache, in
cui uno ha detto «ci
si specchiano gli spicchi»;
quella
salma viene dopo riesumata; vede che durano per questo il conversare,
il conservare con tutto che si è letta molto bene, che cosa; lui dal
piano conta sette pale eolie, otto pale; non esistendo un lato giusto
dello schermo; dovendo ricordare che a farlo non è stata la
grandine; un delicato impressionismo se svisiona dentro buio delle
parti sovraesposte; sono frùtici ammassati alla metallica, ai rombi
della rete
19.
vanno
curvati a procurarsi un reversibile poi in viscere di mantide; data
una logica dell’agio, cui si raccontano aggiogati; continuamente il
principio, del film, è asserito e decorato; rientrati appena da abu
ghraib a respirare sul divano; il suppliziante apre l’assito e fa
discorso con i pezzi della casa; la cosa è infatti descritta come
«cesarie di murene»; c’è questa coprostasi ed è osservata
mentre si precisa; nella cornice la figlia è sparita è messa in
braccio molta cenere; chiameremo questo cose, incoese, costati di
costorici; «se
disponete della vostra l’ora è questa»,
uno ha scritto, «se
disponete»
32.
un nesso univa “dura madre” con “forficule”, non è stato chiarito; rètine ancóra le coibenta un deficit, di finzione; lei sul cavo conta otto o forse dieci piccioni; ti ricordi ma niente da ogni lato poi autorizza a una trama; l’anfibio ferrato che ha tritato, rotule tibie, anche le anche; come che infine va accecato, il vicolo più cieco; se è messa avanti la parola massengräber la parola nagasaki; li impiccano ai cordoni ombelicali come sversano il meconio; se ne lamenta poi è confitto in films di fimbrie immaginati; poi si è riletta molto bene la parola morti, nella parola patrimoni
15.
ché
un’utopia sola gli è data e va da sé non lo comprende;
l’ossidiana lì dei torsi bianca è corsa dalle immobili; di essere
troppi in ogni caso qui i polimeri assorbiti; il teschio invece è
ricoperto e ricoperto coi diamanti; un problema come quello della polvere
inesplosa delle spore; la casa essendo un disegnino fatto in terra
con il gesso; dall’alto calano isoterme chiare e fresche e le
pellicole a falsi colori; quando si chiede se sentire, se sapere è
anche una scelta; una blatta è in tanatosi entrato in bagno lei
raggriccia; qualcosa è addentato, addentella allo spago di feci
Pubblicato da
f.t.
h.
19:13
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venerdì 6 dicembre 2013
partage du sensible / silvia tripodi. 2013
Partage du sensible (che è il nome di un
blog e l’intestazione di alcuni miei testi recenti) è un’espressione utilizzata
da Rancière e rimanda ad un modo ben preciso di strutturare scrittura e azione
e al tentativo di organizzare il visibile-sensibile che non chiede o suggerisce
di risolversi occupando un vuoto, un'assenza – quella di uno scarto dialettico –
piuttosto descrivendola, delinea alcune tracce e indicatori di una posizione politica
(quella “di occuparsi delle cose del mondo”).
Il vuoto quindi – che
si lascia alle spalle alcune “poetiche dell’assenza” ed altri paradigmi
novecenteschi – è semmai da intendersi come “torto”, come falla originaria;
dunque è la libertà ad essere una "proprietà vuota", e tra un partage e
l'altro, si descrivono e circoscrivono azioni e percezioni, del e nel
sensibile, nel possibile, all'interno e al di fuori di margini d'azione, di
manovra. Azione che non tenta di
far coincidere gli opposti o alcune categorie (ad esempio i concetti di caso e
necessità), ma di eludere le categorie stesse emancipandosi da esse,
assimilandole in una sorta di compendio che le organizzi come parti di un
sistema nel quale tra osservatore e osservato vi sia una relazione organica.
Il punto non è più
quindi risolvere un conflitto dialettico, e neanche tentare di organizzare a
forza la percentuale del sensibile (o del virtuale) che sfugge (il non detto,
il non visto, l’indeterminato), ma considerare la gamma di direzioni ed azioni nella
scrittura (e nelle arti visive).
Ed è prendendo le mosse
da questi indicatori che ci si accosta alla scrittura di ricerca nel senso di
azzardo di movimento verso direzioni non note. Separando le categorie
dialettiche si producono interruzioni; in questo specifico partage il tempo è
un intervallo o piuttosto, la durata di una singolarità. Il soggetto scrivente
al pari di quello politico di Rancière, è un soggetto intermittente che crea
occasioni ed eventi tentando di mettere in rapporto ciò che non è in rapporto e
dislocando ciò che solo in apparenza sembra ancorato: un dominio rovesciato o capovolto, riflesso, diffratto; (si) vuole dare una
collocazione, un luogo, a chi non ha luogo nella formazione del mondo comune, alla parte dei senza-parte delle cose (anche di quelle
inservibili) che in un dominio altro non troverebbero ragione d’essere.
Partecipare a questo tipo di approccio e di soggettivazione vuol dire entrare a
far parte di un processo di trasformazione i cui esiti – imprevedibili – non
conducono a porzioni di spazio liminalmente rassicuranti o familiari; una situazione
ontologica nella quale si è soggetti ad una rottura, ad un dis-adattamento che non
esige rimedio, compiutezza. Non vi è in questo tipo di approccio la volontà di realizzare
in ultima istanza alcun sincretismo dialettico, poiché si vuole dar forma – nell’atto
stesso dell’azzardo della sperimentazione – ad una pluralità di significati e
significanti, a deliberazioni sul possibile che per loro stessa natura
sono passibili di contaminazioni, revisioni, mutamenti, connessioni, disconnessioni.
(deliberare, ad esempio, su oggetti privi di importanza, su minuzie;
classificare, decifrare segni; colonizzare sezioni di senso e di non senso senza
assicurarsi nessuna conquista, nessuna certezza. Dichiarare un pensiero che
convochi l’eventuale – e dunque, in-verosimilmente, l’infinito della
situazione)
Pubblicato da
partage du sensible
h.
08:19
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