lunedì 14 maggio 2018

Anne Carson - da Nox



gentes

gens gentis sostantivo femminile

[GIGNO] razza, nazione, popolo, (plur. poetico) folle, orde; i popoli o popolazioni del mondo, il mondo intero; anche il resto del mondo a parte [i romani]; la razza o il genere umani; ius gentium: codice di comportamento tra nazioni o individui universalmente riconosciuto, anche legge a disposizione degli stranieri come dei cittadini; paese; (con avverbi dove, in nessun luogo, ecc.) sulla terra, al mondo; longe gentium: ai confini del mondo; minie gentium: certo che no!, improbabile! genere, classe, gruppo, razza naturali; noctis gentes: persone notturne; clan, famiglia, casa, (poetico) branco, gregge, sciame; discendenza, nascita, prole



Impasta un uovo di mirra, tanto grande da poterlo reggere. Poi lo esamina per verificare se riesce a reggerlo. Dopodiché incava l’uovo, e dopo aver riposto in esso il padre, lo ricopre con altra mirra. Con il padre [che giace] dentro, l’uovo ha lo stesso peso di prima. Così avvolto, lo porta in Egitto al tempio del Sole*.

(Hekataios fr. 324 Fragmente der griechischen Historiker ed. Jacoby [Berlin 1923] cf. Herodotos 2.73)



Ecateo descrive la sacra fenice che viveva in Arabia ma arrivava a Eliopoli, in Egitto, una volta ogni cinquecento anni per seppellire lì un padre. La fenice piange plasmando, soppesando, esaminando, scavando, ricoprendo e portando verso la luce. Sembra aver assunto una chiara visione di necessità. E nelle ombre che si muovono sopra di essa, mentre si dirige dall'Arabia in Egitto, forse riesce a vedere l’immensità del meccanismo in cui è presa, l’immensa fragilità del suo stesso volare — fatto di queste ombre che passano, incessantemente portate indietro da quel movimento che le divora, il suo movimento, il suo chiedere.




1.2          Autopsia è un termine che gli storici usano come “testimonianza” di fatti o eventi [da parte loro], una forma di potere autoriale. Anche negare questa autorizzazione ha un certo potere. Erodoto, saggiamente, non afferma di aver visto una fenice, che viene solo una volta ogni cinquecento anni, anche se menziona la leggenda di Ecateo. Erodoto ama introdurre certe informazioni con una parola come λέγεται: “si dice,” come anche on dit o dicitur. Quando mio fratello morì il suo cane divenne cattivo, era aggressivo, abbaiava, ringhiava, si dimenava, guardava in cagnesco, giorno e notte. Andava alla porta, andava alla finestra, non voleva mettersi a cuccia. La vedova di mio fratello, si dice, portò il cane in chiesa il giorno del funerale. Buster andò dritto di fronte a Sankt Johannes, appoggiò le zampe sul bordo della bara e appena annusato il fatto, la sua rabbia sparì. “Essere nulla — non è, dopotutto, il fatto più soddisfacente del mondo?” chiede un cane in un romanzo che ho letto (Virginia Woolf Flush 87). Mi chiedo cosa sia l’odore del nulla. L’odore dell’autopsia.




per

vedi sopra per



Erodoto ci dice che il re ha creato questa cavità per lasciarsi alle spalle un “ricordo” (μνημόσυνον) o un “monumento” del numero. Il numero stesso chissà. La storia può essere allo stesso tempo concreta e imprevedibile. Lo storico può essere una storia senza capo né coda che vaga per l’Asia Minore raccogliendo pezzi di mutismo, come ricci nei loro nascondigli. Si noti che la parola “muto” (dal latino mutus e dal greco μύειν) è considerata dai linguisti una formazione onomatopeica, riferita non al silenzio, ma a una certa fondamentale opacità dell’essere umano, che vuole mostrare la verità permettendo di vederla nascondendola. (Si confronti il latino mutmut, che rappresenta un suono sussurrato, usato da Apuleio). In una Copenaghen impregnata di fumo di sigarette, sotto un enorme cielo pallido e malinconico, mentre i cigni si lasciano trasportare dall'acqua, io guardo a lungo dentro il mutismo di mio fratello. Mi resiste. Rifiuta di essere “cucinato” (come direbbe uno storico moderno) nel mio ordine transazionale. Per dirlo con altre parole, c’è qualcosa di cui i fatti mancano. “Irraggiungibilità” è una parola che mi ha detto un filosofo: das Unumgängliche — ciò che non può essere aggirato. Non può essere evitato o visto fino in fondo. E sul quale si raccolgono fatti — resta al di là di essi.





Donarem

donarem

dono donare donavi donatum

[DONUM + O] far dono, dotare, ricompensare (di); fornire; onorare; donare, assegnare, dare (a); conferire; assegnare il potere (a); dare ragione (a); concedere (che) (qualcosa); cedere come prodotto, porgere come regalo, regalare; spedire, consegnare (a una collocazione fisica); dedicarsi (a), abbandonare (un obiettivo, ecc.); rinunciare (per il bene di), sacrificare (a); mandare un documento (a qualcun altro) di (reclamo o qualcosa di simile contro di lui); abbandonare, rimandare, ammettere; risparmiare (a una persona) problemi, inconvenienti, ecc.; condonare, perdonare (una colpa); scusare, assolvere (una persona per il bene di); non donatus senza un regalo; ego te quid donem? cosa dovrei donarti? nox nihil donat il nulla è un dono della notte.


Mio caro Michael
PER CINQUE ANNI, QUATTRO MESI E sette GIORNI HO PREGATO PER TE COME ULTIMA COSA LA sera e svariate VOLTE DURANTE IL GIORNO NON HO DUBBI CHE TU ABBIA AVUTO un'esperienza terribile NELL'ULTIMO ANNO MA SE I TUOI SENTIMENTI PER ANNA ERANO COSI' PROFONDI E BUONI COME PENSO NEANCHE LA MINIMA PARTE DI ESSI E' ANDATA SPRECATA UNO DI QUESTI ANNI SPERO DI AVERE UN tuo INDIRIZZO A CUI POTER MANDARE un pacco PER NATALE
CON AFFETTO
Mamma





quandoquidem

quandoquidem avverbio relativo

[QUANDO + QUIDEM]    nella misura in cui,

visto che, poiché; in qualsiasi momento.


5.3    La vedova di mio fratello mi ha detto che quando lo incontrò per la prima volta (ad Amsterdam) non aveva un soldo. Lui entrò nel bar e lei alzò lo sguardo e disse, Quello lì lo voglio sposare. Vissero per due anni per strada, dormivano nei sottoscala, mangiavano una volta a settimana, questo fu prima di Anna, bevevano tanto. L’odore del sottoscala (ricordo) rannicchiandosi nel sottoscala dove tenevamo i giacconi e gli stivali inverno domenica sangue sulla sua faccia aveva quasi nove anni e mia madre attorno a lui con tutte le sue forze gridava E adesso oh e adesso? 

***
Da Anne Carson, Nox, New directions, 2010
trad. g.r.

*Per la traduzione di questo brano si è fatto riferimento (e parafrasato) “Le nove muse di Erodoto Alicarnasseo” tradotte e illustrate da Andrea Mustoxidi. Milano, dalla tipografia di Gio. Battista Sonzogno, 1820