venerdì 19 agosto 2011

degenza quotidiana

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è più facile morire per bocca altrui ora che nelle cose, nel loro esserci, non c'è traccia di ferocia. ma ciascuna cosa esprime giusto il suo volume, la sua onesta cubatura. non spaventa neppure il bottone di sangue che appunta l'insetto, sul braccio. i lobi viola dei morti, il sangue in panne, imbottigliato, una volta per tutte. niente.
c'è molta pace nel termometro rotto a metà strada, nel mercurio sparpagliato.

il corpo è un vicolo cieco. nessuna febbre negli oggetti ma un'anticamera, un prologo, lo spazio di una tregua. un grigio quasi cubico.

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gli occhi sono due pastiglie al fuoco lento
del monitor. la lingua è un pipistrello
nel chiuso di uno scontro - la suit à six minutes -

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(gli eventi riferiscono una morte appiedata, rimasta indietro, col fiato corto. la morte sotto mentite spoglie. senza possibilità di risalire al cadavere, all'oggetto raggiunto e colpito. revenement. l'evento è una citazione, un virgolettato della morte. esserci è un difetto di pronuncia, il discorso è un difetto di postura. questo sonno da divano, esclamativo, funziona da bustino ortopedico)