domenica 7 ottobre 2018

Da: Ridefinizioni - Giorgia Romagnoli (2018)



Giustificazione

Quando insonni i tappi alle orecchie, ma è interno il rumore come se il cuore esplodesse e sentire il flusso del sangue e gli altri fluidi. Dentro camera anecoica. Il traffico fino a notte fonda. La parole dette per ferire. Vivere cercando di prevedere le conseguenze di ogni azione.

Si cerca ovunque una - a un dolore.


Amaro

L'inizio è solo in bocca
Che si sposta dietro al palato,
Nelle cavità e le riempie.

- Cos'hai da dire, a tua discolpa?
Se si scambia un sentimento per l'opposto

Il dispiacere
Nerofumo
Il sapore della china
La medicina è     (-a)



Ricordare

perfettamente soltanto le cose che ci hanno fatto male/ o passato è già distorto?

Un fatto degno di essere     (-to)

O impossibile il contrario

come ape
incastonata nell'ambra/
pece nera/
nell'ombra

riposerà

rilascerà

***
La foto è stata scattata qui.


martedì 26 giugno 2018

U DON'T UNDERSTAND HOW _____ WORKS / Marco Bartoli



Non è un avvicinamento

Non sta per

Non corteggia nemmeno il silenzio
                                                o la sua assenza

Non ne costeggia i picchi

Non è un fiordo di parsimonia

Non ne restituisce la pienezza
                                    per barlumi o frammenti

Non è una forma di telepatia e
                                                certamente

Non perseguita –

Agisce fuori
dai meccanismi dello scambio e della possessione

Non è nemmeno pensiero tiranno

Né un'ossessione

            anche se l'idea di ossessione
            gli si accosta

                        (ma l'ossessione non è un'idea)

Non è uno sguardo contro la nuca

E neppure teologia negativa
                                    che si disciolga
                                                in neve – o preghiera

Non è un'apparenza (di fede)

Né un'apparizione, un fantasma –           
                                                            lo spettro

Di passate o future celebrazioni:

Non è un linguaggio semplice –
            né il suo inesistente grado zero
                                    (sia Kelvin la scala

o qual altra si voglia) Non
            ne restituisce l'immagine i deserti –
                                                o l'allucinazione

Non è un sogno lucido

E nemmeno un patto
                        sociale (una setta
                                    di lupi o di vampiri

) Non è neppure memoria

E non si dissolve
            tutto nell'aria (è l'aria,
                        piuttosto, che a volte

– incomprensibilmente –
                                                si condensa:

E non è la nebbia – né la miopia
                                                di tale condensa:

Non è la rete sfranta tra cui
            i pesci, comunque, si dibattono

( – perché non ne siano ancora
            fuggiti – )

E non è necessaria – non basta
            l'idea di un mezzo a spiegare o contenerlo:

Soprattutto non si muove tra:

(È) la ripetizione – la reiterazione
                                    non (è) casuale:

anche l'idea di un'identità
            – per quanto minore –
                        non serve a contenere;

Non è una forma
di trascendenza o di fuga

Non lo spiega l'astrologia: l'influsso
                        dello scorpione, che da solo
                                                si divora: venenum
in cauda

E non è un codice retorico, un giogo
                        simbolico o una trappola:

Non basta a confonderti

(ma nemmeno a darti pace) –

MA la sua forma, il suo corpo
            (“la sua forma, il suo corpo”)

È affermativa

È un'affermazione: riposa
            sul fondo dell'affermazione, è la sua
                        possibilità di affermare: a glimpse


of heart, un'apologia del futuro. 


***


But I can't understand the different you
In the morning when it's time to play
At being human for a while

Please smile

Marco Bartoli (1987, - )
Si laurea in Italianistica presso l'Università di Bologna.
Lavora come libraio.
Pubblica traduzioni (molto libere) dall'inglese americano per le riviste online Niederngasse e Metropolis Zero


lunedì 14 maggio 2018

Anne Carson - da Nox



gentes

gens gentis sostantivo femminile

[GIGNO] razza, nazione, popolo, (plur. poetico) folle, orde; i popoli o popolazioni del mondo, il mondo intero; anche il resto del mondo a parte [i romani]; la razza o il genere umani; ius gentium: codice di comportamento tra nazioni o individui universalmente riconosciuto, anche legge a disposizione degli stranieri come dei cittadini; paese; (con avverbi dove, in nessun luogo, ecc.) sulla terra, al mondo; longe gentium: ai confini del mondo; minie gentium: certo che no!, improbabile! genere, classe, gruppo, razza naturali; noctis gentes: persone notturne; clan, famiglia, casa, (poetico) branco, gregge, sciame; discendenza, nascita, prole



Impasta un uovo di mirra, tanto grande da poterlo reggere. Poi lo esamina per verificare se riesce a reggerlo. Dopodiché incava l’uovo, e dopo aver riposto in esso il padre, lo ricopre con altra mirra. Con il padre [che giace] dentro, l’uovo ha lo stesso peso di prima. Così avvolto, lo porta in Egitto al tempio del Sole*.

(Hekataios fr. 324 Fragmente der griechischen Historiker ed. Jacoby [Berlin 1923] cf. Herodotos 2.73)



Ecateo descrive la sacra fenice che viveva in Arabia ma arrivava a Eliopoli, in Egitto, una volta ogni cinquecento anni per seppellire lì un padre. La fenice piange plasmando, soppesando, esaminando, scavando, ricoprendo e portando verso la luce. Sembra aver assunto una chiara visione di necessità. E nelle ombre che si muovono sopra di essa, mentre si dirige dall'Arabia in Egitto, forse riesce a vedere l’immensità del meccanismo in cui è presa, l’immensa fragilità del suo stesso volare — fatto di queste ombre che passano, incessantemente portate indietro da quel movimento che le divora, il suo movimento, il suo chiedere.




1.2          Autopsia è un termine che gli storici usano come “testimonianza” di fatti o eventi [da parte loro], una forma di potere autoriale. Anche negare questa autorizzazione ha un certo potere. Erodoto, saggiamente, non afferma di aver visto una fenice, che viene solo una volta ogni cinquecento anni, anche se menziona la leggenda di Ecateo. Erodoto ama introdurre certe informazioni con una parola come λέγεται: “si dice,” come anche on dit o dicitur. Quando mio fratello morì il suo cane divenne cattivo, era aggressivo, abbaiava, ringhiava, si dimenava, guardava in cagnesco, giorno e notte. Andava alla porta, andava alla finestra, non voleva mettersi a cuccia. La vedova di mio fratello, si dice, portò il cane in chiesa il giorno del funerale. Buster andò dritto di fronte a Sankt Johannes, appoggiò le zampe sul bordo della bara e appena annusato il fatto, la sua rabbia sparì. “Essere nulla — non è, dopotutto, il fatto più soddisfacente del mondo?” chiede un cane in un romanzo che ho letto (Virginia Woolf Flush 87). Mi chiedo cosa sia l’odore del nulla. L’odore dell’autopsia.




per

vedi sopra per



Erodoto ci dice che il re ha creato questa cavità per lasciarsi alle spalle un “ricordo” (μνημόσυνον) o un “monumento” del numero. Il numero stesso chissà. La storia può essere allo stesso tempo concreta e imprevedibile. Lo storico può essere una storia senza capo né coda che vaga per l’Asia Minore raccogliendo pezzi di mutismo, come ricci nei loro nascondigli. Si noti che la parola “muto” (dal latino mutus e dal greco μύειν) è considerata dai linguisti una formazione onomatopeica, riferita non al silenzio, ma a una certa fondamentale opacità dell’essere umano, che vuole mostrare la verità permettendo di vederla nascondendola. (Si confronti il latino mutmut, che rappresenta un suono sussurrato, usato da Apuleio). In una Copenaghen impregnata di fumo di sigarette, sotto un enorme cielo pallido e malinconico, mentre i cigni si lasciano trasportare dall'acqua, io guardo a lungo dentro il mutismo di mio fratello. Mi resiste. Rifiuta di essere “cucinato” (come direbbe uno storico moderno) nel mio ordine transazionale. Per dirlo con altre parole, c’è qualcosa di cui i fatti mancano. “Irraggiungibilità” è una parola che mi ha detto un filosofo: das Unumgängliche — ciò che non può essere aggirato. Non può essere evitato o visto fino in fondo. E sul quale si raccolgono fatti — resta al di là di essi.





Donarem

donarem

dono donare donavi donatum

[DONUM + O] far dono, dotare, ricompensare (di); fornire; onorare; donare, assegnare, dare (a); conferire; assegnare il potere (a); dare ragione (a); concedere (che) (qualcosa); cedere come prodotto, porgere come regalo, regalare; spedire, consegnare (a una collocazione fisica); dedicarsi (a), abbandonare (un obiettivo, ecc.); rinunciare (per il bene di), sacrificare (a); mandare un documento (a qualcun altro) di (reclamo o qualcosa di simile contro di lui); abbandonare, rimandare, ammettere; risparmiare (a una persona) problemi, inconvenienti, ecc.; condonare, perdonare (una colpa); scusare, assolvere (una persona per il bene di); non donatus senza un regalo; ego te quid donem? cosa dovrei donarti? nox nihil donat il nulla è un dono della notte.


Mio caro Michael
PER CINQUE ANNI, QUATTRO MESI E sette GIORNI HO PREGATO PER TE COME ULTIMA COSA LA sera e svariate VOLTE DURANTE IL GIORNO NON HO DUBBI CHE TU ABBIA AVUTO un'esperienza terribile NELL'ULTIMO ANNO MA SE I TUOI SENTIMENTI PER ANNA ERANO COSI' PROFONDI E BUONI COME PENSO NEANCHE LA MINIMA PARTE DI ESSI E' ANDATA SPRECATA UNO DI QUESTI ANNI SPERO DI AVERE UN tuo INDIRIZZO A CUI POTER MANDARE un pacco PER NATALE
CON AFFETTO
Mamma





quandoquidem

quandoquidem avverbio relativo

[QUANDO + QUIDEM]    nella misura in cui,

visto che, poiché; in qualsiasi momento.


5.3    La vedova di mio fratello mi ha detto che quando lo incontrò per la prima volta (ad Amsterdam) non aveva un soldo. Lui entrò nel bar e lei alzò lo sguardo e disse, Quello lì lo voglio sposare. Vissero per due anni per strada, dormivano nei sottoscala, mangiavano una volta a settimana, questo fu prima di Anna, bevevano tanto. L’odore del sottoscala (ricordo) rannicchiandosi nel sottoscala dove tenevamo i giacconi e gli stivali inverno domenica sangue sulla sua faccia aveva quasi nove anni e mia madre attorno a lui con tutte le sue forze gridava E adesso oh e adesso? 

***
Da Anne Carson, Nox, New directions, 2010
trad. g.r.

*Per la traduzione di questo brano si è fatto riferimento (e parafrasato) “Le nove muse di Erodoto Alicarnasseo” tradotte e illustrate da Andrea Mustoxidi. Milano, dalla tipografia di Gio. Battista Sonzogno, 1820

giovedì 27 luglio 2017

Ho scritto una lettera...

di Donald Bathelme

Ho scritto una lettera al Presidente della luna, chiedendogli se lassù ci fossero zone a rimozione forzata. La polizia aveva portato via la mia Honda e questo non mi era piaciuto. Mi ci erano voluti settantacinque dollari per riaverla, più il senno. Avete mai notato come i carri attrezzi prendano di mira le automobili molto piccole? Li avete mai visti trascinare via una Chrysler Imperial? Certo che no.

Il Presidente della luna rispose cortesemente che lassù non c’erano assolutamente zone a rimozione forzata. Il senno, aggiunse, sulla luna costa soltanto un dollaro.

Beh, avevo un gran bisogno di senno quella settimana, così risposi scrivendo che sarei potuto andare lassù nella primavera dell’ ‘81, se lo shuttle spaziale avesse mantenuto la sua promessa di porcellana, e di tenere al caldo un po’ di senno per me che ne avevo bisogno, e avrebbe potuto interessargli un secchiello di costolette in salsa rossa, che avrei gentilmente portato se lo avesse desiderato?

Il Presidente della luna rispose che sarebbe stato molto lieto di ricevere un secchiello di costolette in salsa rossa, e che il suo codice di avviamento postale, se mi fosse servito, era 10011000000000.

Gli telegrafai che avrei portato alcuni pacchi da sei di birra Rolling Rock da bere con le costolette in salsa rossa, e, a proposito, qual era la situazione degli appartamenti lassù?

Era pessima, rispose banalmente, gli appartamenti costavano circa un dollaro l’anno, sapeva che era molto, ma cosa poteva farci? Erano appartamenti con quattro camere da letto, disse, tre bagni, biblioteca, sala biliardo, scantinato e terrazza che si affacciava sul Mare della Prosperità. Forse avrebbe potuto farmi avere una diminuzione sull'affitto, disse, dal momento che ero un amico della luna.


La luna cominciava a sembrare un posto piuttosto carino. Inviai un dollaro allo Shuttle Spaziale Hurry-Up Fund.

Picchiando violentemente su un tronco cavo con un taglio longitudinale sintonizzato sulle frequenze lunari, gli feci domande su impieghi, copertura medica, pensioni, scudi fiscali, carte di credito e conti correnti Christmas Club.

Ricevuto, trasmesse dalla luna, un dollaro copre tutto, e se non ha un dollaro glielo presteremo attraverso il Maggiore Meccanismo di Sviluppo Lunare.

Che mi dice della guerra e della pace? Mi informai tramite i piccoli circuiti ALGOL arricciati che avevo saldato personalmente sul mio computer Apple.

Il Presidente della luna rispose (con un MIRV’D metaphor) che il tris era all'incirca lontano quanto lo sarebbero stati loro in quella direzione, e all'incirca quanto sarebbero andati loro, se avesse avuto qualcosa da dire al riguardo.

Gli dissi tramite squadriglie di angeli con specifiche istruzioni che avevo l’impressione che avesse tutto sotto controllo lassù e avrebbe per caso considerato la possibilità di diventare il nostro Presidente? Anche part-time eventualmente?

No, disse (in una doccia di asteroidi di auto usate con adesivi da paraurti blu e verdi), la nostra campagna elettorale sembrava nuocere ai candidati, comprometterli. Cominciavano colpendosi l’un l’altro sulla testa con pneumatici Russians, o dicendo cose estremamente ridicole a proposito degli alberi. Non gli sarebbe dispiaciuto di essere Dizzy Gillespie, disse.

Pubblicato originariamente in: "Notes and Comments" The New Yorker, 27 ottobre, 1980 e in seguito nella raccolta "The Teaching of Don B." Turtle Bay Books, 1992
   

trad. g.r.

sabato 22 aprile 2017

Ciaran Carson - Punteggiatura







































Questa notte gelida sta tremolando con linee e angoli, invisibili
  traiettorie:

Tremanti, gessosi, diagrammi geometrici, cancellati nell’istante
  in cui vengono schizzati,

Ma persistono nella mente. I colpi, gli echi, sono come
  fruste, e quando trasali,

Non sai più da dove è venuto. Questo proiettile, c’è il tuo
  nome sopra?

Per il momento, tutto è un’incognita, un vuoto non ancora riempito.


Camminando nello spazio nero tra le stelle, evito le
  crepe sul selciato.

E nel vuoto tra i semafori, la mia ombra sembra
  attraversare. Posso

Vedere la mia mano, un miglio avanti nel futuro, sta giusto per girare
  la chiave nella serratura,

Quando un’altra ombra salta fuori da dietro la siepe, andando,
  puntini, puntini, puntini, puntini, puntini ….

di Ciaran Carson, da Belfast Confetti (Wake Forest University Press - 1989) pag. 64
traduzione e disegno g.r.


mercoledì 5 aprile 2017

venerdì 10 febbraio 2017

Un coro a tre voci





























“Un coro a tre voci” è una libera traduzione di testi di Mandel’štam, Nabokov e Brodskij ed ispirato a “The idea of north”, un contrappunto radiofonico di Glenn Gould.


giovedì 2 febbraio 2017

da: conferenze sull'impraticabilità del mondo / simona menicocci




è sottratta una durata, dunque schiacciato, è così schiacciato tra la rincorsa dei mezzi e al contempo privato del respiro necessario, e con esso la fatica, la persistenza delle polveri sottili, il doppio lavoro, se e come e quanto un curriculum divenuto sentimentale possa dar conto cioè dire, poniamo, nella posizione giusta per stare, impossibile, riappropriarsi del godimento di imparare, quantomeno, immaginarsi – e nel far questo, questo tenere, e nello scrivere, produzione e prolungamento di un mondo, come habitat (della retribuzione, della vulnerabilità), mai guadagnatosi un diritto, in una eterna, il presente, proporre di rivendicare, continuamente frammentato, che il neoliberalismo impone e raramente attualizzato come prassi, non ha bisogno di uno svolgimento per acquisire valore, in fondo l’avvenire, scriveva, non è che una frase che avanza, continuerà come ritmo, senza però postulare, abita e stabilisce, per così dire, un fuso orario autonomo, sottratto, è quello che resiste alla logica dell’agonia, che vorrebbe una perenne e progressiva caduta verso la morte (confine, disoccupazione, bancarotta, come se non fosse già ovunque attorno a una guerra, malattia, su cui una polis, su cui una misura differente, che cosa può essere, allora, e come fare, che possa essere usato e disperso, fatto di frasi, senza criteri scientifici di selezione o pretese di esaustività, motivo centrale è, al pari del microscopio o del telescopio, la realtà in flagrante, lo stato di permanente ricostruibilità del mondo visibile è anche il luogo di una perversione: ecco, ho cercato di maneggiare, ecco, ho cercato di maneggiare, ogni oggetto, è in continuo montaggio, un continuo, fondamentale, in questa concezione, è il procedimento dal basso, rimanere al ceto di partenza, in tutti questi casi ci troviamo di fronte a un intento, un vedo concentrato in ogni materiale, intendeva il materiale come qualcosa da cui si potesse attingere più volte, è fatto con frammenti di realtà organizzati in soggetto, che si cristallizza, si rivela, si smonta.



alcuni, il terzo punto da confutare è che chi lavora, e non solo, non può darsi linguaggio, immagine, guerra, privati, di un linguaggio, un primo passaggio significativo è smontare, come atto deliberato, intenzionale, non è lineare, procede per discontinuità, coltiva la possibilità di un rifiuto a mettere in ordine, nel compost, il mondo, qui gioca un ruolo, qui non vota da 4 anni, da 4 anni cerca lavoro nella disbiosi e quali cause allora, dissentire tutto, dall'olocene al piloro, il dottorato è solo su Tasso, o la mano sulla coscia, in aula come in taverna, brachialgia, e, nei casi più gravi, coinvolgerà un pubblico virtuale, dire solo sì o no, no, ma, e questo andrà a creare una pressione sulle strutture, studiare l'analfabetismo di ritorno, col tablet per il prelinguistico, il massacro di riempire a piacere con minoranze a caso, e ci sono pure vari tipi, non si difendono o si difendono male, proprio per questo l’erniazione e altre ragioni di natura, geografia, e quindi abitazione, quindi cavitazione, ovvero le svariate conseguenze dell'atto del lavoro, in inglese, come fertilità, quindi animale da reddito o da monta, bello e bravo, si raccomanda, o era invece un troll, un ministero, a sua insaputa, intanto permette una pulizia per asportazione, durante questo periodo le articolazioni non scrocchieranno, dopodiché sarà ancora possibile, il messianismo è tutto italiano, se d'altronde, una filosofia della storia che concepisce il tempo come tempo a termine, non sviluppa una diagnosi del presente, non c'è altro, come non vivere mai, peggio, si intende la fuoriuscita dalla sua sede, storia, decisamente dolorosa e altrettanto invalidante, protrusione – ovvero una sociopatia – che crea altro.



a Niccolò Furri

le ipotesi erano dirette a Gorino, Gorino in epistemologia indica la premessa non necessariamente vera di una dimostrazione, il mero fatto che il soggetto, propriamente, sia sempre dentro, le barricate, condizioni che minano, o che vorrebbero ostacolare, la vita, e significa, sempre, siamo suscettibili, in misura crescente, esponenziale, automatica e sistematica, non è una questione di razzismo, e non è una questione, con quale responsabilità politica, ad esempio, ancor prima che filosofica, si ha il coraggio di ricordare, ammettere di non aver sentito troppe risposte all'altezza di queste domande, benché non ne abbia nemmeno io, com'è evidente, contempla perfettamente l’idea che il divenire un nullatenente non sia una remota possibilità, nessuna sporgenza per una presa, eppure ci sono punti di resistenza invisibili dappertutto, ciò su cui preme qui insistere, tuttavia, è che insistere ad esistere in questa barbarie, che secondo le deplorevoli strumentalizzazioni di queste parole, dipende da un determinato insieme di condizioni simboliche e materiali, una presenza, evidentemente ingombrante, ha prevalso, il suo famoso detto "hypotheses non fingo" (non invento ipotesi) vuole escludere, chiudendo l’accesso e arrivando a impedire, il paese vive soprattutto, sono un fatto, ma non isolato, ci sono sempre esempi più gravi di questo, non è un esempio, le proteste, le rivolte, le sassaiole, gli attacchi incendiari, è invece proprio questo a parlare, arriva alla verità solo con il ritrovare se stesso nel totale smembramento, tutti, d'altronde, prima o poi, è ciò che ci accomuna in quanto, niente, al proliferare ininterrotto e convulso di differenze e novità, paure, il sottotesto implicito è che rende la vita invivibile, ripeto: non parlo, si tratta di un’affermazione che leggo come un modo, dirimente, al contrario, è osservare, che ne è del fatto o del fatto di essere, ontologicamente dipendenti e tuttavia politicamente arrabbiati, o sfiniti, d'altronde la politica, se d'altronde, è la morte che è, vivere una vita umana, entro canali di perfetta e innocua docilità, sottilmente plasmata, o pesantemente indotta.  

giovedì 26 gennaio 2017

elettrogenica 1 / roberto cavallera. 2017


disciplina infantile di mistiche mute e dive inesistenti sempre più lente gradive nell'aumento dell’attenzione (leggere di decomposizioni alcaline dal naturale processo verminale che diffama ogni alterazione). dei due mondi, uno è quello nuovo yx. la febbre costante genera alcune ipotesi, nessuna delle quali di conforto. solubili ai fatti, metromanti dalla resistenza cool s'accalcano al club equivocando l'odio, i fracassoni zyklon nel senso in cui va preso TIII. B Zombie dall'alcoole buono tagliati da un purissimo pubblico che nemmeno esiste il vivere decente è indecente se impiegato come nell'esempio a47 trasformazione impotente e senza titolo, salti di gioia indicativi di una certa cattività - noi, ad es. non si festeggia mai - la rappresentanza specifica dell'incontinenza guardate voi «confesso il miscuglio manifesto, little girls dùofuà » all'incirca quel verso - vegetabili poi rilasciati al montaggio script smeraldino si palesa sulla pagina era il 198? Tavola XI esprimente gli esseri umani motivo di frequente preoccupazione incontrammo una lieve resistenza (CFC 1) viventi, avete pensato ovvi pensieri a seconda di discriminazioni civettuole e distinte contigenze rilascio liquido e inserimento o patto di desiderio per la comprensione immediata, l'elenco dei brani si altera sulla copertina - alcuni riconoscono il foglio la libertà sopraffina, malposta, dibattito fra imitatori della parola scritta new realease d'etère d'ossìsolfo (acido di violazione refrattario al trattamento sino all’iperbole» una espressione di n. a n. rettificato il discorso sulle tecniche di loop insoliti - adottate un senso - la lampadina che manda luce, termod. d'incongruenza al canto molti grecismi ad alta voce il messaggio luminoso allora, la polizia dei venuti dopo. governabilità aumentata di dieci minuti - alla grande con orari fissi ed etica dei fluidi - hanno determinate esigenze - materiale dei fili etere acetico (ossiacetico) studio di grossi universi, molto grossi - correnti estreme e senza compromessi - leggere gramsci a casa degli sposini mod - tecnologia senza perdita - 259: rendere per risentimento. Elenco dei diversi interessi ed argomentazioni. se il caso, mettere invece di nascondere. trasmissione d'un crimine sottile sottile, una foglia, un oro, fat32 e maieutiche moderne. musica di tutti i tempi per tutti i gusti - e senza fili - il diametro piccolissimo a6| Elenco di alcune Farmacopee sperimentazione di un amore che passa a fatica - dlspensatori antichi ancora usati per la loro forza, la spinta forgiata fra le quadrighe le riprese li immortalano travolgere il gruppo in una performance pazzesca "air art estrema a65: trasmissioni che descrivono un colore - a66: favole di k. dal grande alambicco. si chiama delectatio una gran parte per il tutto, mi morosa: Tavola X. Del peso richiesto dalla base per tenersi su. tanto specifica l'attesa che si moltiplica sfinendosi altri direbbe solforico differimento, proverbialmente aereo nitro selfie dell'oscuro miscuglio ballerino Tavola XI il contemporaneo anacronista: «il contemporaneo ha intensità e gusto molto ragionevoli Tav. XII Sulla pressione delle ganasce tav xiii pippiolina rist in un brodo di giuggiole - promessa di non leggerne mai più - minimazurka al buio dove più lucente risulta il tempio, teatro esemplare per altre luci e stelle da amare solo da grandissime distanze, come è giusto che sia



sabato 21 gennaio 2017

Porà - rivista (numero zero)



Esce oggi il numero zero della rivista Porà.

Pubblichiamo tre testi di Dmitrij Aleksandrovič Prigov e una foto di Aurora Di Napoli.

Porà è una rivista aperiodica. Circola attraverso email inviate in Ccn. Pubblichiamo poesia, prosa, nuove scritture in italiano o in traduzione italiana accompagnate da un'opera visiva.

Per informazioni o per ricevere Porà scrivere a: pora.rivista[at]gmail.com
La partecipazione è su invito.


Redazione: Aurora Di Napoli, Giorgia Romagnoli

Elaborazione grafica: Aurora Di Napoli

(La rivista è totalmente gratuita e non ha scopo di lucro. Tutti i diritti riservati agli autori.)

lunedì 25 luglio 2016

D. A. Prigov - Sette nuovi racconti su Stalin


1. 
Un giorno durante l’infanzia, Stalin andò con un amico davanti a una macelleria. Stalin afferrò un pezzo di carne e scappò. Lo acchiapparono e gli chiesero: “Lo hai rubato tu?” “No, – rispose – è stato lui.” E l’amico allora venne fatto a pezzi. 



2.
La vita sta andando terribilmente male per il popolo. Si ribella. Gli zar chiamano Stalin e gli dicono: “Porta il popolo sulla Piazza del Senato.” Stalin condusse il popolo, lì c’erano dei gendarmi. Stalin cominciò a sparare, furono uccisi tutti. Più di un milione.


3.
Un giorno Trotskij, Zinov’ev e Bucharin andarono da Stalin e dissero: “Sei ingiusto. Lasciaci parlare.” Stalin prese la pistola dalla scrivania e gli sparò sul posto.
E ordinò di sotterrare subito i cadaveri.


4. 
Un giorno Stalin andò da Lenin a Gorkij. Vide che non c’era nessuno e uccise Lenin. E sotterrò il cadavere senza che nessuno se ne accorgesse. Ritornò a Mosca e disse: “Lenin è morto. Ha lasciato tutto a me.”


5.
Un giorno la moglie andò da Stalin e disse: “Perché hai sottratto tutti i soldi a quelle povere donne? Non è bene.” Stalin prese la pistola dalla scrivania e le sparò sul posto. E ordinò di sotterrare subito il cadavere.


6.
Un giorno Nikita Sergeevič Chruščёv andò da Stalin e disse: “Sei ingiusto. Lasciaci parlare.” Stalin prese la pistola dalla scrivania, ma Chruščёv fece in tempo a sparare per primo e a uccidere Stalin. E ordinò di sotterrare subito il cadavere. 


7.
Un giorno Stalin camminava per strada. La gente lo riconobbe e gridò: “Eccolo, Stalin!” Stalin si mise a correre, e la gente dietro di lui. Lo raggiunsero, lo fecero a pezzi, lo bruciarono e gettarono le sue ceneri nel fiume Moscova. 


*
da Dmitri Aleksandrovič Prigov, Napisannoe s 1975 po 1989 [Scritti dal 1975 al 1989], edizioni Novoe literaturnoe obozrenie, 1997


 Trad. g.r.