sabato 9 luglio 2011

political speeches - #01

dopotutto una settimana fa, sì, più o meno, eravamo qui a dirci le stesse cose. essendo che il buon vecchio e caro yasser è stato assediato nel suo palazzo a ramallah, accerchiato da una corte di intellettuali tra cui mistici ariani, pacifisti tedeschi, petrolieri cambogiani, tuareg e tutto questo tipo di gente qui, pare che il problema della presente riunione sia di dimostrare che tu'aia sia ancora in vita. come da precedenti trascorsi, non ci sembra vero che tutti se ne siano andati. chi ci ascolterà quando diremo che abu ammar è ora libero di mostrare la propria leadership sopra i cieli, sulla terra e sotto terra, di governare il mondo dal proprio mausoleo? so anche che gli esseri umani e i pesci potranno finalmente coesistere in pace, ma mi rendo bene conto del fatto che verbosità come queste portino a dire cose poco chiare e articolate. volevo anche ricordare che, per via dell'ostinazione delle autorità costituite, il potere sta finendo in mano ai sistemi totalitari di fatto, mentre la gestione di un mondo in cui nulla va bene non può essere che pessima: vere e proprie tirannidi private crescono di pari passo; se il giudice fosse giusto, forse arafat non avrebbe preso molte buone decisioni come in passato. in compenso, io preso molte buone decisioni per il vostro futuro. forse un criminale qualsiasi, in termini universali, non sarebbe colpevole tanto quanto lo è stato tu'aia. vi dico che non è il mondo aziendale o politico a farci tirar fuori tutta la nostra idiozia, ma è il luogo dove, grazie alla stravaganza dei nostri oppositori, la stupidità si nota di più. non è esagerato dire che gli indecisi possono scegliere una strada e l’altra. non è esagerato dire che se il giudice fosse giusto, il futuro migliore non potrebbe essere che quello di domani, in cui forse il criminale non sarebbe mai colpevole: è inutile che sia dia la colpa alla follia e agli sbagli che noi stessi abbiamo provocato e aggravato. non è esagerato dire che l’illegittimità di tutto è qualcosa di cui dovremmo parlare. in termini di non averla.